lunedì, 19 ottobre 2009, ore 11:38



Cose così     
       

*Non so che dire...


Mi sono sentita viva, sarà stata l’aria fredda della mattina, la fatica, le espressioni autentiche delle persone, i visi ancora turgidi dal sonno, gli occhi semiaperti, borse, zaini e quant’altro pieni di vita. E poi quei vuoti che si riempiono di fatica fisica, una fatica che fa sentire in pace.
Avrei voluto partecipare ancora a tutta quella meravigliosa semplicità.
Invece sono ancora qui piena di pensieri e preoccupazioni.
Mi ha parlato della comunicazione virtuale che mi riusciva e che ora mi sta sfuggendo. Mi è dispiaciuto come se avessi perso un pezzo di me. Invece mi sarei raccontata ancora se potessi, se nel tentativo non mi sentissi di andare oltre. Dicono che il pensiero non dovrebbe temere le proprie emozioni, i momenti di sgomento sono creativi e utili come una materia prima pregiata . Mai io non sono d’accordo, non al cento per cento. Essere qui può voler dire servirsi dei propri momenti di difficoltà pur di scrivere, di esserci, disdegno questa possibilità, mi terrorizza l’idea che mi possa essere capitato o che mi possa ancora sentire tentata di seguire  questa strada. A volte esserci è piuttosto difficile mentre non è per niente difficile esistere, respirare, mettere giù dal letto i piedi ogni mattina. E’ piuttosto impegnativo essere se stessi al cento per cento.Certo mi dirai che noi siamo anche i nostri sgomenti, le nostre difficoltà, le nostre debolezze. Può darsi, sì, lo condivido, ma non mi piace l’animo umano nei momenti di debolezza mentre invece lo adoro nei momenti di elaborazione quando sembri di comprendere, risalire, essere creativo ,così come unisci vecchi e nuovi ingredienti di vita. Dall’altra parte  ho una certa diffidenza verso i momenti di troppa sicurezza, tendo a diffidare della gente che si atteggia in tale modo, me ne allontano.
 Qualche volta è necessaria una maschera nuova. Per tanto tempo credevo che le maschere fossero negative, strumenti che ci allontanano dalla consapevolezza e lo sono state quando le indossavo senza pensarci, senza riflettere sulla motivazione. E invece può davvero capitare che pur di tornare a vivere la propria autenticità bisogna indossare una maschera o qualsiasi congegno ti liberi dalla propria identità che se ci pensi è un'altra maschera, una qualsiasi che ti tortura da sempre e a volte ti sta stretta, ti fa male, ti è piccola o grande o estranea nei colori o semplicemente lontana. E invece l’identità ti deve stare a pennello, come il vestito che adori, che ti rappresenta, deve essere la tua, se no che identità è?
 
*Non so se sto ricominciando a scrivere, è che avevo delle cose da raccontare.

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categoria : cose che succedono, auto-analisi

giovedì, 02 luglio 2009, ore 11:03

fine
 

Quando ho cominciato a scrivere in rete ho ricevuto un commento da una persona che stava chiudendo il suo blog. E’ stato un commento interessante, attento e mi era dispiaciuto che quella mia commentatrice stesse per salutare tutti. Sentivo la possibilità di un dialogo stimolante che non ci sarebbe mai stato. Lei chiuse il blog in una maniera diversa dalla mia idea di possibile chiusura. Ha scritto un post sentito esprimendo rabbia e delusione e chiedendo alle persone di stare attenti con le parole. Me lo ricordo ancora. Altre chiusure ho visto di blogher-amici, di persone che quasi sempre salutavano delusi da questo spazio virtuale, dalle parole dietro le quinte o dalla semplice realizzazione che i blogger che ci commentano potrebbero essere i vicini di casa nostra, le stesse persone che abbiamo escluso dalla cerchia delle nostre amicizie per questa o per quest’altra ragione. Le stesse persone che curiosamente incontrate per le strade meno consuete della rete, sembravano interessanti e somigliavano al nostro personalissimo ideale di amici o interlocutori. A me piaceva proprio questo. Quando le mie personalissime regole nel scegliere gli amici venivano a mancare (scelte per varie ragioni nel corso della vita e spesso scoperte di essere rigide o banali) potevo conoscere una bellezza mai scoperta o viceversa scoprire cose di cui ignoravo l’esistenza ma non per questo mancanti di importanza nel bene e nel male.

Quindi la delusione non è la ragione di chiusura di questo blog, anche se piccole delusioni ci sono state come ci sono sempre nella vita. Non mi sono mai chiesta se questa esperienza avrebbe per me una fine vicina o lontana. Ciononostante avevo una mia regola. Quella di non pubblicare mai per dovere ma sempre e solo per il desiderio di “parlare” e comunicare qualche cosa a qualcuno. In fondo un blog è per me molto simile al banalissimo esempio del messaggio in bottiglia mandato a trovare una sua fortuna che non dipende dalle nostre vite o attività invece dipende dal caso, dall’evento fortuito. Questo spazio era per me un hobby e non doveva essere strutturato da altre regole.

Ecco è proprio questo desiderio che oggi mi manca, non sento più la stessa voglia di condividere parole in rete quella che per parecchio tempo mi ha accompagnato. Anzi ho la testa piena di parole. Tante parole. Troppe. A volte vado al terzo piano di casa mia che è una specie di lavanderia, un sottotetto, dove non si sente mai una parola, ci sono due finestre, due piccole aperture al cielo e là in quello spazio inconsueto dove a volte intravvedo la luce del giorno e le nuvole e a volte le stelle mi sento bene. Insomma il dialogo che la rete mi ha regalato è stato importante ma ora come ora ho bisogno di relazioni vere, quotidiane, reali oppure di silenzio.

E’ stata un’avventura interessante e stimolante ma le cose cambiano e non possiamo fare altro che prenderne atto ed io sono occupata da molte altre mie esigenze che occupano il mio tempo e le mie energie e di questo sono felice.

Certo mi mancherà questa casetta virtuale che ha dato spazio a una parte di me stessa.

Grazie a tutte le persone che in questi anni sono state presenti e hanno condiviso con me pensieri e riflessioni.

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lunedì, 22 giugno 2009, ore 08:16

l’albero
 

Nel parco vicino al suo posto di lavoro c'era un albero alto, imponente, meraviglioso, l’aveva intravvisto per la prima volta in autunno mentre camminava tra le fredde stanze. Si è fermato ad ammirare lo spettacolo, grato di quella bellezza inaspettata.

“Bisogna che scatti una foto”

Era spoglio dai suoi fogli mentre s’intravvedeva lo scheletro, i suoi rami. Ai suoi occhi risultava affascinante come una persona dal viso magro, ricco di espressività, gioia, rabbia e dolore si specchiano negli occhi, fanno contrare i muscoli, stirano i legamenti, parlano del fascino celato di un animo che sta provando sentimenti.

Da allora si è fermato spesso, tra tanti posti, in mezzo ai colori seducenti dell’autunno era il suo prediletto. Quella pausa gli ricaricava l’animo, liberi i pensieri fluivano e si sentivo meno solo, più libero di quella solitudine interiore che non ti abbandona, neanche se la prendi a calci.

Non ha portato la fotocamera, sono passati i mesi, è arrivata la primavera, l’estate.

L’albero si è rifatto verde, pieno di fogli folti, come un ragazzo dai capelli ricci, pieni di boccoli, dal viso un po’ paffuto e felice, persino troppo, di una felicità che appare normale e manca quel tocco d’eventi straordinari che possono riempire il cuore, arricchire l’animo.

Cosi come si è adeguato al verde dei giardini lo intristiva. Mancava l’aspetto che gliel’aveva fatto ammirare, un non so che di profondo che solo a guardarlo, sapeva liberare una parte prigioniera di lui, spoglio com’era da sovrastrutture.

Camminandoci accanto ha dovuto affrettare il passo, non si è più girato a guardare per paura di sentirsi abbandonato.

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categoria : racconti, prove

venerdì, 19 giugno 2009, ore 09:58

Mah…
 

Cerco tra le citazioni sulla politica quelle che m’interessano di più.

Questo blog non si è mai occupato di tale argomento dimostrando un’insofferenza che dura da molto e sembra ormai cronica. Poiché fare le domande risulta da sempre molto più semplice che dare le risposte, me ne sto cautamente dalla parte delle domande e mi chiedo ma come si fa a credere e a sostenere ancora qualcuno, a non diventare completamente apatici nei confronti di giornali o peggio di telegiornali ma anche di referendum o elezioni?

Mi sembra un atto che richiede notevole fatica.Quando l’incontro la ammiro. L’unica ragione per me ancora valida la trovo nell’ultima citazione.

 
  • "La differenza tra dittatura e democrazia è che in democrazia prima si vota e poi si prendono ordini, in dittatura non dobbiamo sprecare il nostro tempo andando a votare." Charles Bukowski (1920-1994), scrittore americano.
 
  • "I politici hanno una loro etica. Tutta loro. Ed è una tacca più sotto di quella di un maniaco sessuale." Woody Allen (1935), attore e regista americano.
 
  • "Non so bene dov'è la sinistra e dov'è la destra. Quello che realmente mi interessa è che le persone siano serie. Viviamo in un manicomio globalizzato." Fidel Castro (1926), politico cubano
 
 
 
  • "La politica è una faccenda troppo seria per essere lasciata ai politici."Charles De Gaulle (1890-1970), statista francese.
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categoria : attualità

mercoledì, 17 giugno 2009, ore 09:04

scelte

Al compimento dei suoi trentacinque anni, decise di sposarsi.

Questo pensiero, ogni tanto gli passava per la testa, ma regolarmente lo scacciava perché lo caricava d’angoscia. Una volta, si svegliò, sudato e in preda ad un incubo notturno. Aveva incontrato un suo amico, un lontano parente che era più giovane di lui di qualche anno e lui gli aveva raccontato del suo imminente matrimonio. Il ragazzo gli enunciò che a una certa età bisognava mettere la testa apposto e cominciare con viaggi nuovi, verso nuovi orizzonti, facendo i classici discorsi che fanno i futuri sposi, più per convincere se stessi che gli altri. Tornando a casa, quella sera non riusciva a togliersi dalla mente la faccia del ragazzo e le sue parole.

 
Non si somigliavano i due. Il parente era il classico bravo ragazzo, un uomo serio e posato, forse un po’ troppo incatenato dagli obblighi sociali.

Lui, invece, era l’opposto. Un uomo attraente, interessante, ambito sposo di molte ragazze- lo sapeva-. Per lui tutto era sempre stato troppo facile. Una famiglia agiata che ha sempre saputo orientare la sua vita verso la direzione che meglio si addiceva con la sua personalità. Un gruppo di amici fedeli, e tante ragazze una dopo l’altra, sapeva essere sedutivo senza essere invadente, trasmettendo una carica attrattiva forte.

Scegliere chi sposarsi sarebbe stato difficile, quale era la scelta giusta?  

Non aveva permesso alla vita di farlo assaporare le sofferenze di una donna persa per amore. Aveva una strategia infallibile, avere sempre due fidanzate, contemporaneamente. La grande città glielo permetteva, dove la gente non si conosce e tutto può essere reso semplice scegliendo due ragazze proveniente da quartieri diversi e lontani anche e sopratutto socialmente. In questo modo nessuna sarebbe troppo potente su di lui, non sopportava l’idea che qualcuno lo potesse ferire e lasciare da solo, in un dolore che non avrebbe potuto comprendere.

Lui  era troppo intelligente per permettere al suo lato emotivo di prendere il sopravvento


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categoria : racconti, storie